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CASTELLO DI GODEGO Sabato, 29 Aprile 2006

 

Parla per la prima volta una testimone oculare dell’eccidio di via Cacciatora avvenuto il 29 aprile 1945. Dorina Scappin allora aveva 25 anni

«Fucilavano mentre noi cucivamo le loro divise»

Dalla finestra ha visto morire i 73 padovani a venti metri dalla casa. E «per tutta la notte abbiamo continuato a recitare il rosario»

 

"Mentre sparavano agli uomini, noi stavamo rammendando i vestiti a ufficiali e soldati tedeschi". Anche a 61 anni dal drammatico eccidio di via Cacciatora, avvenuto a Godego il 29 aprile 1945 quando furono trucidati 73 cittadini padovani, il racconto di quei drammatici momenti fa rabbrividire. Specie se riproposto da una diretta protagonista. Lei è Dorina Scappin, 86 anni; ne aveva 25 quando è successa la tragedia a pochi metri da casa sua dove viveva insieme ai genitori e tre fratelli. Di quei momenti non ha mai raccontato prima ma le hanno segnato la vita: "Ancora adesso non riesco a guardare i film di guerra; molto meglio quando si baciano" dice con le lacrime agli occhi.

Lei e suo fratello sono stati i primi a recarsi sul posto dopo l'eccidio, gli unici a "vedere" e "sentire" in diretta il dramma. E quelle immagini, quella storia, le ha sempre tenute per sé: "Quello che ho visto è stato impressionante, indescrivibile. Potevamo essere anche noi fra quei poveretti, mio papà ed i miei fratelli, se solo i tedeschi non avessero trovato il ponte sulla Gardona intatto". Parte proprio da questo particolare il racconto di Dorina che ha accanto il marito Guerrino Serafin di 90 anni. Con un antefatto importante: "Il 27 aprile, giorno di San Liberale - spiega Dorina - mio fratello aveva mandato via alcuni partigiani che stavano sistemando delle mine sulla strada. Forse sapevano che stava arrivando la colonna di tedeschi e volevano fermarli. Ma noi avevamo paura che ci bruciassero la casa. La nostra abitazione infatti, vicino a via Cacciatora, era sempre presa di mira da tedeschi e partigiani". Poi il racconto si sposta al giorno dell'eccidio, il 29 aprile: "Alle 8 passa un camion di tedeschi. Si fermano, ci salutano e ci danno anche delle sigarette. Ci chiedono da mangiare ed a mezzogiorno si fermano a casa nostra e poi verso le 13 ripartono. Alle 15 cominciano ad arrivare altri camion di tedeschi, stavolta minacciosi. Entrano in casa a mitra spianati e chiedono dove sono i partigiani. Perquisiscono ogni angolo della nostra casa e poi si fermano in cucina". In questi momenti, da via Cacciatora arrivano anche altri tedeschi con la colonna dei prigionieri, ma in casa Scappin succede un fatto importante: "Gli ufficiali vanno in cucina, aprono sopra il tavolo una carta geografica, la guardano e come stupiti notano che si trovano in provincia di Treviso e non più a Padova. Ci spiegano di stare tranquilli perché non essendoci stati sabotaggi non avrebbero preso né papà né i miei fratelli. Un nostro vicino, Carlo Marchesan, quando hanno saputo che abitava nei paraggi cioè in provincia di Treviso, è stato allontanato dalla colonna dei condannati". Poi il racconto di Dorina entra nel vivo: "Soldati e ufficiali ci chiedono da mangiare e di rammendare pantaloni e camice. Noi li assecondiamo.

Contemporaneamente sentiamo anche delle fucilate. Io getto lo sguardo dalla finestra aperta per metà e vedo i tedeschi che stanno fucilando quei poveretti ad una ventina di metri da noi. Mi prende l'angoscia, la paura, ma insieme ai miei fratelli continuiamo a servire i tedeschi e ci raccomandiamo l'anima a Dio. Un soldato mi dice in un italiano stentato che anche lui ha una mamma. Sono circa le 17, i tedeschi improvvisamente vanno via tutti ed intorno a noi cala il silenzio più assoluto. Non abbiamo coraggio di uscire subito a vedere ed i miei genitori cominciano a cantar el rosario". Passano due ore, sono le 19: "Con due miei fratelli decidiamo di andare fuori. Non c'è anima viva. Facciamo due passi e troviamo i primi corpi in mezzo al frumento. Una scena che non dimenticherò mai. Rimaniamo lì qualche minuto e poi rincasiamo. Con i genitori saliamo in camera, chiudiamo tutto e per tutta la notte continuiamo a cantar el rosario fino al mattino". È il 30 aprile e verso le 8 arrivano alcune donne: "Non abbiamo avuto il coraggio di dire che i morti stavano proprio lì vicino". Alle 10 finalmente arriva la colonna degli americani: "Per noi è stata quella la grande festa della liberazione e rivedo ancora mio fratello che li abbraccia tutti uno per uno". Poi a mezzogiorno arriva un camion a caricare tutti i morti: "Sono stata lì appena li hanno portati via: una vista impressionante. Brandelli, sangue dappertutto. Come si fanno a scordare cose del genere? Anche i miei cari potevano essere lì". Gabriele Zanchin

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CASTELLO DI GODEGO Sabato, 29 Aprile 2006

 

Vandali - contestatori sì, ma ignoranti

 

Vandali e/o contestatori: almeno imparate a scrivere. Non è giustificabile insozzare proprietà pubbliche, nel nostro caso una cabina dell'Enel. Non è giustificabile l'offesa rivolta all'ex presidente del consiglio. Oltre a tutto questo, non è giustificabile nell'atto di insozzare una proprietà pubblica con una scritta offensiva, sbagliarne completamente anche il nome. Piuttosto di scrivere Berlusconi gli ignoti vandali ignoranti hanno scritto "Berlusoni" scordandosi la "c". Infatti a Castello di Godego sulla cabina dell'Enel in via Muson è apparsa la scritta in calce bianca a caratteri cubitali: "Berlusoni, Cavaliere di menzogna". Una scritta che "forse" voleva offendere l'ex presidente del Consiglio. Ma a questo punto l'offesa passa in secondo piano perché di certo prevale l'ignoranza di chi l'ha scritta certamente di fretta e di notte per non farsi vedere.

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CASTELLO DI GODEGO Venerdì, 28 Aprile 2006

 

L'eccidio di via Cacciatora in un convegno a villa Priuli

 

(G.Z.) Sono passati 61 anni da quel 29 aprile che rimarrà per sempre impresso nella memoria dei godigesi. Si tratta della data dell'efferato eccidio nazifascista di via Cacciatora costato la vita a 73 cittadini inermi rastrellati nei comuni del padovano e barbaramente uccisi a Godego in via Cacciatora a pochi giorni dalla Liberazione. Un episodio che ha segnato la vita del Comune, che ha sconvolto le coscienze e che viene ricordato ogni anno con una cerimonia che si tiene presso il cippo. Quest'anno per ricordare questo triste capitolo della storia locale è stato organizzato anche un importante convegno che si terrà questa sera alle 20,45 in Villa Priuli a Godego. "L'eccidio di via Cacciatora: il giudizio negato" il tema di questo incontro che vuole in qualche modo "aprire" il cosiddetto armadio della vergogna anche alla luce degli ultimi documenti emersi. Relatori sono la prof.ssa Chiara Saonara ricercatrice presso l'istituto veneto per la storia della resistenza e dell'età contemporanea ed il dott. Sergio Dini procuratore militare della Repubblica a Padova. Quest'ultimo intervento potrà essere particolarmente importante perché parlerà dei fascicoli aperti sulle stragi, quelli che avrebbero dovuto essere aperto e non lo sono stati perché non arrivati ed i risultati delle indagini parlamentari relative proprio all'occultamento di questi fascicoli.

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CASTELLO DI GODEGO Mercoledì, 19 Aprile 2006

 

Nuovo impianto sportivo
Copertura della tribuna

 

(G.Z.) Sì alla copertura della tribuna, qualche dubbio sui campi da bocce. Entro quest'anno il nuovo impianto sportivo sarà completato anche con la copertura della tribuna ed il campo da bocce.

Questa la decisione della giunta comunale che ha inserito l'opera nel programma annuale dei lavori pubblici nonostante i tagli che gli amministratori sono stati costretti a fare per mancanze di risorse.

La realizzazione della tribuna coperta andrebbe così a terminare l'ambizioso progetto relativo al parco sportivo che è un po', a ragione, il fiore all'occhiello dell'amministrazione del sindaco Angelo Civiero. Lo sforzo finanziario sarà notevole perché il progetto prevede la spesa di circa 330 mila euro che saranno coperti dall'assunzione di un mutuo. Si tratta di un lavoro tutto sommato necessario per non lasciare a metà un'opera del genere che a quasi un anno dalla sua inaugurazione ha ricevuto parecchi consensi. Se un intervento del genere non lascia spazio a dubbi, qualche perplessità invece viene dal progetto relativo ai campi da bocce. Questi saranno realizzati all'interno del parco sportivo, proprio vicino al campo da calcio principale e a ridosso del complesso che ospita gli spogliatoi ed il bar. Una ubicazione che lascia qualche perplessità, visto anche tutto lo spazio che ci sarebbe a disposizione magari più a sud e più distaccato dal campo da calcio. A questo proposito sarebbe auspicabile magari un ripensamento o una rilettura progettuale affinché questo campo da bocce non vada ad "impattare" con due campi da calcio che costituiscono un armonioso spettacolo sportivo.

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CASTELLO DI GODEGO Domenica, 16 Aprile 2006

 

Morto il consigliere Dario Bait

 

(G.Z.) Si è spento nella notte fra venerdì e sabato all'ospedale di Castelfranco, Dario Bait 49 anni consigliere comunale a Castello di Godego. Lascia la moglie Giuliana ed i tre figli Matteo, Alice e Gioele con i quali viveva in via Ca'Leoncino. Il funerale sarà officiato forse martedì nella chiesa parrocchiale di Godego. La triste notizia ha fatto in breve tempo il giro del paese, visto e considerato che Dario era un personaggio molto conosciuto ed apprezzato.

Sarà avviata dall'associazione "Una Proposta Diversa" alla quale faceva parte, una raccolta di fondi per la realizzazione di un progetto a suo nome in Africa. Triestino di nascita si era trasferito a Godego per poter frequentare l'Università di Padova, facoltà di Agraria dove poi si è laureato. Lavorava come tecnico agronomo in una industria di impianti alimentari ma soprattutto è stato un punto di riferimento del mondo del volontariato e dell'associazionismo ambientalista. Da qui il suo impegno politico tra le file dell'attuale maggioranza guidata dal sindaco Angelo Civiero. Poco più di un anno fa i medici gli hanno diagnosticato il male che lui, come al solito, ha affrontato con coraggio fino alla fine.

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